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"CALENZANO"
IN ALTA VAL PERINO Testimonianze Storiche Architettoniche dei tempi passati, Rivisitazione attuale, Riscoperta dei luoghi. Da ricerche in archivio
di Stato, biblioteche e luoghi di conservazione e testimonianze varie,
si sono potute riscontrare documenti attestanti l'esistenza di diverse
costruzioni alcune risalenti già ai primi dell'anno mille, a conferma
dell'origine, dell'importanza dell'estensione temporale e territoriale
dei luoghi sia come ubicazione strategica, sia come possibili fonti di
ricchezza sia come territorio di dominio Civico - Religioso. A tale proposito
si possono elencare per fascino e per storia: CASTELLO
DI CALENZANO 1132
Con un atto del 1132, il papa Innocenzo II confermò il possesso del castello di Calenzano, con tutte le sue pertinenze, all'Abbazia piacentina di San Savino. Tale possesso ebbe successiva conferma nel 1173 da parte del pontefice Alessandro III. Nel 1269 Calenzano fu occupato dal Comune di Piacenza: la località con altri paesi della vicina Val Nure e Trebbia, risultava dei Balbi, ma fu controllata a lungo da Umbertino Landi. La proprietà passò quindi a Lancillotto Nicelli, il quale, nel 1365, permutò certi suoi beni con le ragioni dell'abbazia. Del castello oggi non rimane alcuna traccia. (prof.ssa Carmen Artocchini ediz.TEP) Gli antichi documenti
ricordano la località e il suo castello sotto vari nomi: Herbia, Nebbia,
Nebla: Stando alla scritta scolpita in una pietra della torre, la fondazione
sarebbe avvenuta nel 1400 per iniziativa del Giureconsulo Pietro Nicelli
che voleva certo creare un valido avamposto atto a precludere l'accesso
alla strada che, dalla Val Perino, portava alla Val Nure, zona da secoli
sotto il dominio della Sua famiglia. In seguito a divisioni nel 1514 l'edificio
passò a Pier Antonio. Fra i vari esponenti della famiglia che nel 1539,
dopo aver saccheggiato Bettola, trucidarono barbaramente Giovanni Camia,
detto il grosso, era anche Gian Francesco, signore d'Erbia. Per rappresaglia
i Camia, con un buon numero d'armati, si portarono ad Erbia, devastando
ogni cosa. Nel 1641 gli ultimi discendenti di tale ramo vendettero il
castello e le sue pertinenze al rettore di Calenzano, Don Giuliano Cavanna,
che lo tenne fino alla sua morte. (1659) Nello stesso anno i suoi nipoti
ed eredi, Francesco Maria e Bartolomeo Gulieri, vennero in possesso dell'edificio,
subito avocato dalla Camera Ducale in quanto, come fortilizio, non poteva
essere considerato bene trasmissibile. Mediante un compromesso sottoscritto,
i Gulieri riuscivano ad entrarne in possesso, malgrado l'opposizione di
Giovanni Nicelli di Guardamiglio che, in veste di parente più prossimodei
Nicelli, avanzava legittimi diritti su Erbia. Seguiva un'accesa controversia
che si risolveva nel 1688 con una transazione fra i contendenti, il conte
Giovanni Nicelli (tenuto conto anche dei lavori di miglioria apportati
dai Gulieri) li investiva in parte, e a titolo perpetuo, del castello:
i suoi discendenti tennero la proprietà ininterrottamente sino ai primi
del 1900 circa. Attualmente il castello si presenta diroccato. ORATORIO DI SAN ROCCO IN CALENZANO L'edificio in questione è spesso menzionato in documenti "Visite Pastorali" della diocesi di Piacenza. ( come descritto nel rapporto del 24 Agosto 1579)."Il Vescovo Castelli visita la Cappella di San Rocco posta in luogo pianeggiante a due miglia dalla Chiesa Parrocchiale ma la trova diroccata senza redditi n'arredi. Dichiara che in tale stato in essa non si potrà celebrare, facendo ordine al parroco della Chiesa di San Lorenzo d'installare una gran croce al posto dell'edificio e utilizzare il materiale edilizio per la chiesa stessa. Da una successiva visita, il 13 giugno 1691, il Vescovo Boni trova l'oratorio restaurato ma non arredato e lo dichiara quindi non utilizzabile per le funzioni religiose.L'11 Settembre 1741, il Vescovo Gerardo Zandermani trova l'oratorio completo d'altare ma privo dei paramenti, quali però, sono portati dal parroco ogni volta per le funzioni. Si prende atto altresì, che il parroco deve adempiere in detto luogo ad un lascito testamentario di 14 messe, nonché d'altre cinque funzioni la settimana finché non si fosse restaurato l'oratorio di S. Carlo.Successive fasi si alternano fra la popolazione ed il Vicariato, la prima fermamente fedele ed ostinata a conservare detto bene, la seconda a negare autorizzazione all'utilizzo dello stesso per funzioni religiose e di culto se tutto non fosse stato completo. Certificato nell'ultima visita pastorale del 1773 per conto del Vescovo Pisani in cui si apprese: "E stato assegnato come dote dell'Oratorio una pertica di un prato per la quale chi la falcia versa al parroco una libbra di cera ogni anno come comprovato e riconosciuto." Ora l'Oratorio si presenta in ben stato di conservazione sia interna sia esterna ed è utilizzato saltuariamente per funzioni religiose. Nel rapporto della visita pastorale del Vescovo Rangoni il 3 Settembre 1599 si cita, visita all'Oratorio di San Biagio, alla Chiesa Parrocchiale di Calenzano ma non a quello di San Rocco perché sconsacrato. Come luogo di culto non doveva essere un capolavoro di bellezza: mancava di pavimento in pietra e di torre campanaria. La campana era appesa ad una quercia. L'Oratorio di San Biagio sorgeva su un piano dominante, con veduta il Castello d'Erbia, prima della frazione San Boseto di Calenzano. Ora non resta più nulla di tale costruzione, solo il nome è rimasto ai terreni come "pusò d'San Bias" Poggio di San Biagio. Piccola costruzione posta in località Palazzo Gulieri, se ne trova testimonianza documentabile nelle visite pastorali. Residenza storica che trae origine dalla famiglia nobiliare Gulieri, attualmente proprietà privata facente parte di un piccolo borgo rurale. CHIESA PARROCCHIALE DEDICATA A SAN LORENZO Bella Chiesa di campagna, eretta sulle fondamenta di una più antica che risaliva a tempi immemorabili, con pianta a forma di croce latina, costruita interamente con sassi a vista e la parte interna rifinita con stucchi e decori di stile barocco. Non è possibile stabilire con precisione il giorno e l'anno in cui fu iniziata la costruzione dell'attuale Chiesa, si conosce però con certezza che fu consacrata il 10/08/1672 da Monsignor Don Matteo Lucchini. La cappella laterale destra è dedicata alla Madonna del Rosario, la cappella laterale sinistra a San Giuseppe. Nel 1897 la Chiesa fu ampliata con l'aggiunta dell'entrata ed assunse così la forma attuale. La torre campanaria fu edificata nel 1903 dopo la demolizione della precedente ormai pericolante e parzialmente crollata. La torre, così come la possiamo ammirare oggi, è stata edificata con l'aiuto materiale di tutti i parrocchiani e con la collaborazione finanziaria degli emigrati all'estero.
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