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I principali lineamenti del paesaggio della Val Perino

Il Torrente Perino è un importante affluente di destra del Trebbia: confluisce nel Trebbia presso il paese omonimo, circa 35 Km prima che lo stesso Trebbia finisca nel Po, e può essere considerato lungo circa 15 Km.
Pur relativamente vicino a Piacenza e quindi all'ambiente padano in generale
la Val Perino presenta molti aspetti interessanti, penso meritevoli di attenzione da parte di qualsiasi piacentino interessato alla sua terra e probabilmente da parte di chiunque interessato all'Appennino.


Mi sia permesso di evidenziare quanto segue.


La parte più alta del Torrente Perino è impostata in un paesaggio piuttosto dolce, ma più in basso, diciamo nel suo medio corso, il Perino si rinserra improvvisamente in una stretta gola, effettuando in essa una serie di belle cascate (i salti più significativi oscillano fra i 5 e i 17 m).
Il Perino riprende a essere definitivamente fiancheggiato da ampi versanti a valle della zona di Villanova e Ca' Cotica.
Nel tratto "critico" il Perino scorre incassato ed effettua cascate probabilmente perché costretto a farsi strada fra rocce assai robuste,
con alta componente calcarea: queste rocce appaiono infatti di colore tendente al bianco. Forse il Perino qui scorre incassato perchè ha scavato questa gola solo in tempi relativamente recenti.


Nel tratto in cui il Perino scorre incassato, a mezzacosta di entrambi i versanti vallivi si snodano 2 fasce (una sulla destra e una sulla sinistra idrografica), entrambe più o meno allo stessa quota e nell'ambito delle quali il pendio risulta meno ripido sia rispetto ai terreni sottostanti (verso il fondo della gola ove è il letto del torrente) sia rispetto ai terreni soprastanti (verso la cima delle montagne fiancheggianti la valle: M. Osero a destra e gruppo del M. Capra a sinistra). Da notare che queste fasce sono state sfruttate dall'Uomo per costruire paesi e per coltivare il terreno: non era evidentemente certo conveniente antropizzare l'angusto fondovalle, ove fra l'altro un paese non troverebbe neanche posto e ove comunque fino a pochi anni fa qualcuno doveva pure recarsi regolarmente (dai paesi faticosamente scendendo e poi risalendo) perché qui erano necessariamente impostati i mulini (oggi tutti più o meno diruti: ricordiamo il Mulino di Rié). Lo stesso paese di Calenzano sorge, a ben vedere, sulla fascia di destra, così come Piccoli e S. Boceto; più o meno all'estremo di questa fascia si impone all'attenzione il castello d'Erbia, oggi diruto. Per contro, sull'opposta fascia di sinistra, quindi più o meno dirimpetto ai paesi sopraccitati, trovano posto Aglio e Biasini. Queste 2 fasce di minor pendenza sono state interpretate come ricordo di un antico alveo del Perino, alveo in cui il torrente in parola avrebbe potuto scorrere forse parecchie migliaia di anni fa (difficile essere precisi, a questo punto!): successivamente, lo stesso torrente, aumentando di colpo la sua capacità erosiva sulle montagne, avrebbe sfondato in basso il suo stesso letto fino a rinserrarsi nella stretta gola in cui tormentatamente oggi scorre. Ripeto, si tratta di un'interpretazione: inoltre, se essa fosse vera, richiederebbe anche la spiegazione dell'innesco, ad un bel momento, della maggior attività erosiva del Perino. Evidentemente non è il caso qui di entrare in simili dettagli.


Sul versante idrografico sinistro della Val Perino un gruppo di montagne (costituenti spartiacque fra il Trebbia e il Perino) si impone all'attenzione in quanto: (I) sono costituite da rocce nerastre-verdastre (eventualmente rossastre per ossidazione superficiale), non stratificate come invece succede per la maggioranza delle altre rocce costituenti l'Appennino; (II) la loro altezza è decisamente rispettabile per trovarsi così vicino alla Pianura Piacentina (i 1000m vengono spesso nettamente superati e il M. Capra arriva a 1308m); (III) il loro aspetto è abbastanza ardito, in quanto sono presenti ripidi versanti rocciosi e la lunga costiera sommitale del M. Capra (circa 1 Km) è una cresta ben affilata. Le rocce costituenti queste montagne sono rocce cosiddette ofiolitiche, rocce magmatiche molto resistenti all'erosione (ciò che giustifica l'altezza e l'aspetto dei rilievi in questione), ricche di ferro (donde il loro colore) e rappresentano alcune delle rocce più antiche di tutto l'Appennino Settentrionale (l'età dovrebbe aggirasi sui 150 milioni di anni). Queste rocce potrebbero rappresentare lembi divelti del pavimento di un antichissimo oceano oggi scomparso proprio in seguito alla nascita dell'Appennino e, con esso, alla nascita in definitiva dell'Italia. Molte rocce appenniniche hanno origine marina, ma sono rocce sedimentarie stratificate, rocce cioè che si sono sedimentate sopra un pavimento preesistente, pavimento che nel caso di un oceano è costituito da rocce ofiolitiche (almeno osservando gli oceani attuali). Anche se le ofioliti risultano presenti in varie località, lo spartiacque Trebbia/Perino rappresenta senz'altro una delle aree italiane in cui questi interessanti affioramenti rocciosi più massicciamente si protendono verso la Pianura Padana.


Ai piedi della cresta del M. Capra e delle montagne che dal M. Capra proseguono lo spartiacque Trebbia/Perino verso il Passo di S. Barbara, sul versante relativo alla Val Perino, vi è una suggestiva località designata con il nome di "Piani d'Aglio": una vasta area semipadulosa a quota media di 1000m e interessante una superficie indicativamente di 1 Kmq. I Piani d'Aglio sono stati interpretati come nicchia di un antico ghiacciaio (l'ultima età glaciale è terminata 10000 anni fa). Se questo ghiacciaio fosse veramente esistito (la cosa in effetti è molto dubbia), esso rappresenterebbe il ghiacciaio appenninico più vicino alla Pianura Padana di tutta l'Italia.

Dott. Stefano Bulla
Conservatore del Museo di Storia Naturale
Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale
Università degli Studi di Parma