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Volare in Mongolfiera
Testo: Nello Charbonnier
Non c’è niente di così incantevole come attraversare il cielo nel più completo silenzio.
Spostarsi con gentilezza, seguendo i movimenti delle correnti d’aria, accettare il confronto con le forze della natura volando, senza conoscere al momento della partenza l’esatto luogo di destinazione. Sono alcuni degli aspetti del volo in mongolfiera, un’attività lontanissima dalle moderne esigenze di spostamenti veloci e precisi.
Cosa induce gli argonauti a scegliere questo modo di volare, costringendoli a lasciarsi trasportare dai capricci dal vento in un cestino di vimini appeso ad una gigantesca bolla d’aria calda? Un pizzico di originalità è indispensabile ma lo sono altrettanto la capacità di non avere fretta e quella di entrare in una dimensione di incertezza. Non l’incertezza angosciosa del pericolo ma quella distensiva della libertà.
Nel 1782 i fratelli Montgolfier osservando nel loro camino dei pezzi di cenere sollevarsi con il fumo, provarono ad piegare un foglio di carta che lentamente salì ondeggiando . Da questa felice intuizione e dopo alcuni tentativi maldestri la “macchina volante” era pronta al decollo con persone a bordo. La preparazione era lenta e macchinosa, si doveva scaldare l’aria all’interno del pallone, la convinzione era che fosse il fumo e non l’aria calda a dare la spinta ascensionale, si ingegnavano perciò a renderlo sempre più denso e nero.
Il 21 Novembre 1783 a Parigi, Pilatre de Rozier e il Marchese d’Arlandes decollarono dinanzi ad una folla immensa: cinquecentomila persone. Metà della popolazione parigina non si perse lo spettacolo. La macchina salì a 900 metri di altezza , sospinta da un leggero vento attraversò la Senna, dopo circa mezz’ora atterrò dolcemente nella campagna parigina.
La notizia del primo volo si sparse rapidamente in tutta Europa, scienziati,fisici o semplicemente temerari si cimenteranno in voli sempre più ardimentosi. La prima ascensione fuori dalla Francia avvenne in Italia a Moncucco il 25 febbraio 1784 ad opera del conte Paolo Andreani e di due architetti Carlo e Agostino Gerli che in 24 giorni costruirono una bella mongolfiera. Il volo riuscì perfettamente e all’atterraggio una gran folla accorse incuriosita ed incredula.
I materiali oggi impiegati nella costruzione delle mongolfiere hanno raggiunto un altissimo grado di sicurezza. L’involucro in materiale sintetico leggero e impermeabile può sopportare tranquillamente temperature sino a 150 gradi, una orditura della tela e una particolare cucitura impedisce che un eventuale strappo possa propagarsi e danneggiare ulteriormente il pallone.
Il potente bruciatore alimentato da gas propano permette in pochi minuti di riscaldare l’aria e portarla alla temperatura di decollo. Durante il volo una fiammella ( detta fiamma pilota ) resta costantemente accesa. Il pilota aprendo la valvola del gas provoca l’immediata combustione del propano e la conseguente ascensione della mongolfiera
L’unica cosa che è rimasta inalterata nel tempo e la cesta.Costruita ancora in vimini come 200 anni fa. Nessun materiale moderno ha potuto sostituirla, nonostante i tentativi con materiale tecnologico. La cesta è l’elemento del pallone che più impressiona e incuriosisce i passeggeri: la guardano bene, la toccano per saggiarne la consistenza. La domanda è sempre la stessa “ ma è sicura? “.
Gli strumenti di bordo altimetro e variometro indicano l’altezza raggiunta e la velocità di salita o discesa del pallone. I calcoli complicati, della rotta e della velocità, che una volta si dovevano fare in volo con l’ausilio di una carta topografica e un righello erano difficili spesso approssimativi. Oggi con uno strumento G.P.S. si hanno immediatamente tutte le informazioni .
Teste fra le nuvole…..e piedi per terra…
Di Cristina Machet
. Sono le otto del mattino, i sobbalzi del Land accompagnano un mio risveglio non proprio quieto, ma serve allo scopo: quando la macchina si ferma, nel mezzo di un prato, il ritmo della giornata comincia ad essere scandito da un buon umore collettivo, e un dinamismo coinvolgente; l’equipaggio si sparpaglia con l’aria di chi sa cosa fare ,ognuno infatti ha il suo compito.
Poco a poco il pallone prende forma, l’aria soffiata dal ventilatore lo modella un po’ alla volta, si scalda l’aria con un potente bruciatore e il pallone assume una posizione verticale, innalzandosi imponente in mezzo agli sguardi curiosi.
Ecco che è giunto il momento tanto atteso, bisogna salire a bordo! ……Ancora il rumore del bruciatore, ancora quella fiammata che ti scalda le guance, e, distratti da tutte queste novità non ci si rende conto che siamo già decollati. E come volare per la prima volta! non ha assolutamente nulla a che fare con il volo su un aereo di linea, o un elicottero: è il battesimo del volo vero e proprio.
Non ci si può imbattere in nulla di simile, mantenendo i piedi sulla terra….il panorama non è lo stesso neanche sulla punta di una montagna, da qui è completo, e vario. Il nostro volo è leggero, sembra di fluttuare e di giocare con l’altitudine…un po’ più in basso….fino a rasentare i tetti delle case, a parlare e salutare le persone affacciate ai balconi oppure su, in alto, così in alto che le montagne le vedi ai tuoi piedi!
Osservando i laghetti sotto di noi mi sorprendo a pensare come molte cose da quassù cambino forma, le strutture delle case e delle piazze, e molto probabilmente la visione del mondo in generale.Un altro modo di vedere la vita e di affrontarla. Guardando in basso scorgo la nostra ombra… è l’unico collegamento fra me, che sono per aria, e il mio elemento, la terra appunto.Mi soffermo ad osservarla attentamente per un attimo, perché è lei che può darmi l’idea della velocità con cui sto procedendo…ma poi distolgo lo sguardo, e lo riporto all’orizzonte, al cielo.
Le sensazioni sono difficili da descrivere, ma questo tipo di percezione è semplice, è così, e la mente non serve, è sufficiente vivere l’attimo e gioirne.
E l’ora di cominciare a scrutare il terreno…e di ritornare coi piedi per terra.
l’atterraggio è una delle fasi più impegnative per il pilota; la ricerca del terreno adatto comporta esperienza e capacità di giudizio.Il vento è anche qui il protagonista, l’atterraggio è infatti condizionato in buona parte dalla presenza del vento al suolo.
Una volta decisa la zona in cui atterrare, scendiamo poco a poco per sondare il vento al suolo.
Il pallone rallenta.La mia attenzione è già tutta proiettata sulla collisione col terreno, molleggio le gambe…….ed ecco l’impatto col terreno! La cesta si inclina leggermente per l’urto, e avanza su un lato, trascinata dal pallone; sono attimi velocissimi.
Poco dopo la cesta si ferma e, ci regala un gran sollievo. Fra i passeggeri si è formata una sorta di complicità, come di chi ha vissuto un’ avventura, e ne è uscito incolume e felice!
Abbiamo provato molta insicurezza, ma non quel sentimento angoscioso che di solito l’accompagna, era piuttosto la tipica insicurezza che si ha quando si è completamente liberi, un qualcosa di davvero eccitante.
Tutta questa avventura mi riporta alla mente una delle mie poesie preferite, quando il suo autore, Giorgio Caproni, cita “faceva freddo, il vento mi tagliava le dita, ero senza fiato…non ero stato mai cosi felice”.
A Castiraga Vidardo (Lodi)
La pianura padana vista da una mongolfiera ci regala uno spettacolo incredibile con le risaie, i prati, i filari di pioppi e le caratteristiche cascine che punteggiano con i loro tetti rossi un paesaggio verdissimo. Volando verso sud si sorvola la bellissima Pavia e si arriva sino al fiume Po.
Paestun si ritrovano piloti provenienti da tutta Europa, per sorvolare e ammirare uno dei siti archeologici più famosi del mondo: imponenti templi greci che svettano solitari nella vasta pianura, dove ancora pascolano grandi mandrie di bufali
Fragneto Monforte (Benevento).
Fragneto Monforte è un piccolo paese del beneventano arroccato attorno ad antico palazzo ducale.
Da ormai 20 anni nella
prima settimana di ottobre si svolge uno fra i più famosi raduni italiani.
Tutto il paese partecipa a questo
evento, il clima che si respira nei 4 giorni di festa ha qualcosa di magico,
una babele di lingue non impedisce a
creare un’allegria che contagia ogni anno tutti i partecipanti.
La Valle d’Aosta circondata dalle
più alte vette d’Europa è la meta più ambita per i voli in mongolfiera. Uno
spettacolo unico al mondo.
I decolli avvengono dalla piazza principale di Aosta. Nella lenta salita si possono ammirare le antiche vestigia romane : le mura perimetrali, l’arco d’Augusto, le Porte Pretoriane, la chiesa di Sant. Orso con il suo imponente campanile, le strette vie della città vecchia con i suoi caratteristici tetti in lose. Mentre si continua a salire il paesaggio cambia, finiscono i fitti boschi di pini, gli ultimi pascoli alpini lasciano il posto ad un mare infinito di montagne innevate che brillano in un cielo azzurro. Raggiunta l’altezza di 4-5000 metri si rimane incantati dalla maestosa imponenza il massiccio assolato del Monte Bianco, affiancato dall’impareggiabile muro di ghiaccio delle Grand Jorasses, a sud il ghiacciaio del Ruitor E poi ancora il Gran Paradiso sino al monte Rosa e infine solitaria la piramide del Cervino.
Questo volo richiede una particolare esperienza da parte dei piloti, una specifica attrezzatura, e tanta voglia di avventura per i passeggeri. I voli infatti sono sempre diversi, la direzione e la velocità sono affidati al vento. Si sa da dove si parte ma non quando e dove si arriva. L’atterraggio potrà essere in Francia in Svizzera o nelle nebbie della pianura Padana. Tutti possono provare l’ebbrezza del volo senza necessariamente cimentarsi nella trasvolata delle Alpi. Si può salire sino a 3.000- 4000 metri rimanendo nella valle centrale.Si avrà la piacevole sensazione di essere protetti dalla imponenti montagne che ci circondano.
Tutti i giorni con buone condizioni meteorologiche
In primavere e estate al mattino a nel tardo pomeriggio
No. E sufficiente un abbigliamento sportivo adatto alla stagione.
Non dimenticate la macchina fotografica e la videocamera.
Volo turistico di un’ora o due circa più il tempo necessario per l’allestimento e il rientro alla base.
Traversata delle Alpi ( solo durante il periodo invernale) quattro ore circa di volo.
Nessun limite di età
Chi determina la rotta?
La rotta è determinata dal vento.
Ogni volo ha caratteristiche diverse e segue percorsi differenti.
Uno dei pochi piloti italiani che si dedica a tempo pieno al volo aerostatico è Nello Charbonnier, 52 anni che con i figli Igor e Diego, ormai apprezzati piloti, lo affiancano nella conduzione dell’impresa.
Nello è nato e risiede ad Aosta da dove segue l’attività del Club Aerostatique Mont Blanc di cui ha promosso la nascita per riunire tutte le persone appassionate o curiose del volo con questi affascinanti mezzi.
La carriera di Charbonnier è iniziata con il conseguimento del brevetto di volo a motore cui è seguito quello di volo a vela (aliante) che però non soddisfala ancora la sua aspirazione.Nel ’82 è diventato pilota e istruttore di pallone libero,così si chiama infatti il brevetto per volare in mongolfiera,ed ha trovato il mezzo più congeniale alle sue aspirazioni.
L’ultima conquisa riguarda il brevetto per il dirigibile pressurizzato ad aria calda di cui possiede l’unico esemplare in Italia.
Charbonnier per diversi anni ha partecipato a prestigiose competizioni a livello internazionale classificandosi sempre ai primi posti .E stato per tre volte campione italiano, ha vinto per 5 volte il prestigioso trofeo del volo in montagna a Chateau d’Oex. Ha rappresentato L’Italia a diversi campionati Europei e Mondiali di mongolfiere e di dirigibile. La sua specialità sono comunque i voli sulle Alpi, dove dopo 20 anni di attività conosce tutti i segreti.
Charbonnier è comunque sempre in cerca di avventure che lo hanno portato a sorvolare tutti i continenti, la sua passione sono comunque i paesaggi del grande Nord e i deserti.
Ha volato al circolo polare
artico nella terra di Baffin (Canada) dove era seguito a terra dalle slitte
e per vari giorni ha vissuto nelle tende e diviso le abitudini degli
esquimesi.Il volo più emozionante è stato quello con il sole di mezzanotte a
ridosso di un gigantesco iceberg. Nel deserto del Negev, ai bordi del Mar Morto, (Israele)
dove la temperatura diurna era di +50 gradi e si decollava alle quattro di
mattina, prima che la temperatura rendesse impossibile il volo.La prima traversata
invernale del lago Baikal in Siberia è stata l’occasione per entrare in
contatto con la natura incontaminata, con dei voli particolarmente impegnativi
sia per il clima che per le grandi distanze che si percorrevano in una zona
praticamente disabitata. Indimenticabile e entusiasmante è stato il sorvolo del Polo Nord in
condizioni atmosferiche proibitive con
temperature fino a 40 gradi sotto lo zero.